Perchè si parla di cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è il cambiamento a lungo termine nel clima della Terra, caratterizzato da un aumento della temperatura media globale e causato da una combinazione di fattori naturali e attività antropiche quali: l’utilizzo di combustibili fossili, l’industrializzazione, i trasporti, l’agricoltura intensiva e la deforestazione; ciascuna di esse è responsabile di un aumento delle emissioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera, come il diossido di carbonio (CO2), il metano (CH4), l’ossido di azoto (N2O) e gli idrofluorocarburi (HFC). Il riscaldamento globale della Terra è aggravato altresì dalla riduzione della copertura nevosa e glaciale, che riduce il potere riflettente della Terra della radiazione solare, aumentando nel contempo l’assorbimento di calore. 

Cambiamenti climatici in Italia

Riduzione delle risorse idriche, instabilità dei suoli, incendi boschivi, consumo del suolo, desertificazione e perdita di produttività colturale ed ecosistemica: sono alcuni dei molteplici fattori di rischio che caratterizzano l’intero bacino del Mediterraneo. A questi rischi si aggiungono le ulteriori pressioni causate dai cambiamenti climatici in atto che agiscono da “amplificatori” con conseguenze che potranno essere estremamente negative nei prossimi decenni se non sarà perseguito un nuovo modello di sviluppo sostenibile, in grado di ridurre gli impatti e di rafforzare la resilienza del territorio.

I cambiamenti climatici in Italia sono legati a incrementi della temperatura, modifiche nel regime delle precipitazioni e maggiore frequenza e durata di fenomeni climatici estremi: ci si può attendere un generalizzato innalzamento della temperatura media fino a 5°C in più al 2100 rispetto a inizio secolo. Sono attesi per il futuro un aumento di eventi di precipitazione intensa, un incremento dei periodi senza pioggia, un marcato aumento nella stagione estiva di giorni di caldo intenso, mediamente fino a +18 delle cosiddette notti tropicali. Si attende, sempre su base annuale, anche un aumento del livello del mare diversificato con +6 cm per il Mare Adriatico e +8 cm per il Mar Tirreno. La probabilità del rischio da eventi estremi e` aumentata in Italia del 9% negli ultimi vent’anni. La capacità di adattamento e la resilienza interessano l’intero territorio nazionale ma il Sud Italia evidenzia un numero considerevole di comuni con bassi livelli di resilienza ai disastri. Tuttavia, anche le regioni del Nord, più ricche e sviluppate, non sono immuni agli impatti dei cambiamenti climatici né sono più preparate per affrontarli. 

Da un’analisi integrata degli scenari climatici emerge che i cambiamenti climatici interessano direttamente molti settori socio economici quali, ad esempio, agricoltura e foreste, salute, dissesto geo – idrologico, risorse idriche.

Prenderemo in considerazione alcuni settori ritenuti particolarmente significativi per affrontare e descrivere il rischio climatico in Italia, analizzando per ciascun settore i rischi chiave, i principali impatti su alcune funzioni rilevanti dei singoli settori e i principali aspetti che ne determinano la maggiore o minore vulnerabilità.

Ambiente urbano

Le aree urbanizzate subiranno forti impatti negativi dai cambiamenti climatici, soprattutto in riferimento ai fenomeni climatici estremi (ondate di calore ed eventi di precipitazione intensa). I centri urbani ospitano il 56% della popolazione italiana, sono i principali luoghi in cui si erogano servizi alla cittadinanza e, allo stesso tempo, sono dei veri e propri “hot – spot” per i cambiamenti climatici, sono cioè aree geografiche caratterizzate da vulnerabilità ed esposizione molto elevate. Caratterizzato dalla presenza di superfici impermeabili (ricoperte da cemento e asfalto) e da poche aree di carattere naturale (suolo e vegetazione), l’ambiente urbano è particolarmente più caldo rispetto all’ambiente rurale circostante. Al calore da radiazione solare accumulato dalle superfici urbane si aggiunge quello prodotto dal traffico veicolare, dalla climatizzazione degli edifici e dall’attività industriale, dando origine così, insieme ad altri fattori, al fenomeno dell’isola di calore. 

Inoltre, esiste un legame tra temperature molto elevate in ambiente urbano e qualità dell’aria: in concomitanza del verificarsi di ondate di calore si registra, infatti, un incremento dei ricoveri ospedalieri per malattie cardiovascolari e ictus, così come un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra concentrazioni di O3 e PM10 e temperatura: le fasce della popolazione a subire gli effetti più negativi saranno principalmente quelle più fragili (bambini, anziani, disabili). 

I centri urbani sperimentano temperature più elevate anche di 5 – 10°C rispetto alle aree rurali circostanti. Nel 2019 i giorni di caldo intenso sono stati 29 in più rispetto al periodo 1961- 1990. 

Nelle città italiane si osserva una tendenza all’aumento in frequenza ed intensità dei fenomeni di precipitazione estrema, con conseguente incremento nel rischio di esondazioni da bacini idrici e alluvioni urbane dovute ad una serie di motivi specifici quali: le caratteristiche geografiche e geo – idrologiche del territorio già di per sé molto fragile, processi di urbanizzazione scarsamente controllata, uso del suolo improntato alla proliferazione di suoli impermeabili. Attualmente il 91% dei comuni italiani risulta a rischio per frane e alluvioni, mentre oltre 7 milioni di persone vivono o lavorano in aree definite ad “alta pericolosità”. 

Rischio geo-idrologico

L’Italia rappresenta un’area fortemente soggetta a fenomeni di dissesto geologico, idrologico e idraulico che rappresentano una seria minaccia per la popolazione. L’innalzamento della temperatura e l’aumento di fenomeni di precipitazione localizzati nello spazio, uniti a fattori antropici (consumo di suolo e impermeabilizzazione, occupazione delle aree fluviali, ecc.) hanno un ruolo importante nell’esacerbare il rischio da dissesto geo – idrologico su tutto il territorio. In relazione all’atteso innalzamento della temperatura, l’acuirsi del fenomeno dello scioglimento di neve, ghiaccio e permafrost renderà le aree delle zone alpine e appenniniche maggiormente interessate da variazioni in magnitudo e stagionalità dai fenomeni di dissesto. 

Risorse idriche

I cambiamenti climatici attesi presentano rischi per la qualità e per la disponibilità delle risorse idriche in Italia. I rischi sono più evidenti nei mesi estivi e nelle zone semi – aride. L’elevata competizione fra settori (consumi civili, comparto agricolo, industria, energia, turismo) per la domanda di acqua, soprattutto nelle stagioni calde, richiede maggiore programmazione e coordinamento per aumentare l’efficienza dell’uso delle risorse e garantire lo sviluppo sostenibile del territorio. L’inadeguatezza dell’infrastruttura (perdite di acqua fino al 50% in agricoltura) rappresenta un’evidente vulnerabilità e un fattore importante nella gestione del rischio. Per effetto di periodi siccitosi prolungati è attesa nei decenni a venire una sensibile diminuzione della portata dei fiumi e di velocità degli afflussi, fino al 40% in meno nel 2080 nonché un aumento della biomassa vegetale acquatica – eutrofizzazione – che peggiorerà la qualità della risorsa. 

Agricoltura

Il rischio da cambiamenti climatici in Italia per il settore agricolo è rilevante sia per le produzioni vegetali sia per quelle animali: le colture rispondono all’incremento atteso nelle temperature medie con variazione della durata della stagione di crescita, precocità della manifestazione delle fasi fenologiche e potenziale spostamento degli areali di coltivazione verso maggiori latitudini e quote in cui si possono creare migliori condizioni di crescita e sviluppo. Per il futuro sono attesi in Italia decrementi di produttività per le colture a ciclo primaverile – estivo, specialmente se non irrigate:  nei prossimi decenni si assisterà ad una riduzione delle rese di mais irriguo fino al 25 – 50% rispetto ai valori attuali in alcune aree. mentre per il frumento, le variazioni negative sono attese soprattutto nelle regioni del Sud Italia e delle Isole. Si evidenzia, inoltre, una possibile espansione verso Nord degli areali di coltivazione per specie come olivo e vite.

La maggiore concentrazione atmosferica di CO2 può in parte favorire l’attività fotosintetica e migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua da parte delle piante, ma può allo stesso tempo influenzare negativamente la qualità nutrizionale di alcuni prodotti, ridurre il contenuto proteico dei cereali, la qualità di panificazione del grano e il contenuto di elementi come il ferro e lo zinco, con importanti ripercussioni sugli aspetti alimentari. 

L’aumento della temperatura influisce sullo stato di salute, sulla produzione e riproduzione della maggior parte delle specie di interesse zootecnico, con vulnerabilità maggiori per ruminanti da latte e suini. La qualità del bestiame allevato sottoposto a stress da caldo per lunghi periodi dell’anno, ha conseguenze sulla produttività del settore. Per tutto il settore agricolo, la sfida è quella di riuscire ad attuare una profonda trasformazione attraverso opportune scelte politiche ed economiche. Un ruolo importante sarà svolto dalla capacità di creare e diffondere informazione per migliorare la consapevolezza di produttori e consumatori al fine di incrementare la resilienza e la sostenibilità delle produzioni, a garanzia della qualità dei prodotti agricoli, della tutela dell’ambiente, della sicurezza alimentare e della salute del consumatore. 

Incendi boschivi

Il patrimonio forestale costituisce il 35% del territorio nazionale e svolge un fondamentale ruolo multifunzionale capace di erogare, a vantaggio della collettività, benefici sia di tipo economico che di tipo ambientale. Le attività produttive inerenti alla selvicoltura e all’industria del legno e della carta valgono circa l’1% del Prodotto Interno Lordo. In Europa si stimano in circa 3 miliardi di euro l’anno i danni prodotti dagli incendi boschivi.

In conseguenza dell’innalzamento della temperatura media, dell’aumento di periodi siccitosi e della diminuzione di precipitazione durante l’anno, è atteso l’ulteriore esacerbarsi di specifiche componenti del rischio di incendi. I fattori climatici acuiscono il rischio incendi interagendo con gli effetti dell’abbandono delle aree coltivate, dei pascoli e di quelle che un tempo erano foreste gestite, del forte esodo verso le città e le aree costiere, e delle attività di monitoraggio, prevenzione e lotta attiva sempre più efficienti. In Italia si attende nei prossimi decenni un incremento del rischio incendi superiore al 20% e un allungamento della stagione degli incendi compreso tra i 20 e i 40 giorni. L’aumento dell’area bruciata comporterà inoltre un incremento delle emissioni (CO2 e particolato) dovute alla combustione del materiale vegetale, influenzando negativamente la qualità dell’aria e la salute umana a scala locale. 

Costi, strumenti e risorse

I costi degli impatti dei cambiamenti climatici in Italia aumentano rapidamente e in modo esponenziale al crescere della temperatura: dallo 0,5% del PIL pro capite attuale, al 7 – 8% a fine secolo nello scenario peggiore. I cambiamenti climatici acuiscono il divario economico tra regioni più ricche e regioni più povere: gli impatti economici tendono ad essere più elevati nelle aree meno sviluppate. Tutti i settori dell’economia italiana risultano impattati negativamente dai cambiamenti climatici. Le perdite maggiori vengono a determinarsi nelle reti e nella dotazione infrastrutturale del Paese (come conseguenza dell’intensificarsi dei fenomeni di dissesto), nell’agricoltura e nel settore turistico nei segmenti sia estivo che invernale. Per il settore agricolo, particolarmente esposto a riduzioni nelle rese a causa di fenomeni siccitosi e di scarsità idrica, si attende un decremento di valore dei terreni agricoli in l’Italia valutabile tra gli 87 e 162 miliardi di euro al 2100. Nell’ambito del settore turistico, si stima una contrazione della domanda totale italiana che può sfiorare il 9% con perdite dirette per il settore, stimate tra i 17 e i 52 miliardi di euro, a seconda dello scenario climatico considerato. Ancora, si stima che con un aumento di 4°C solo il 18% di tutte le stazioni operanti nel complesso dell’arco alpino italiano avrebbe una copertura nevosa naturale idonea a garantire la stagione invernale. 

Iniziative di adattamento

I cambiamenti climatici richiederanno in futuro numerosi investimenti e rappresenteranno per l’Italia un’opportunità per investire nello sviluppo sostenibile, riconosciuto dal Green Deal Europeo come unico modello di sviluppo per il futuro: è importante che nuovi modi di fare impresa e nuove modalità per una gestione sostenibile del territorio, entrino a far parte del bagaglio di imprese ed enti pubblici, locali e nazionali. 

La gestione del rischio da cambiamenti climatici richiede adeguate iniziative di adattamento che si possono progettare e realizzare a tutti i livelli e nei diversi settori, sulla strada intrapresa da alcune iniziative che sono oggi in atto. L’adattamento rappresenta una necessità e un’opportunità per rispondere agli effetti generati dai cambiamenti climatici. Accanto all’esperienza nazionale, con la redazione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) ancora in via di approvazione, a livello regionale e locale sono state poste in essere importanti iniziative che hanno contribuito al rafforzamento e alla promozione di informazioni, linee guida, strumenti e processi a supporto dello sviluppo di strategie e di piani di adattamento e all’individuazione, attraverso una serie di criteri, delle azioni di adattamento necessarie, a diversi livelli di governo del territorio, a fronteggiare i rischi più pressanti e specifici. 

A livello regionale, un esempio di successo è rappresentato dalla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC) della Regione Sardegna, che, attraverso l’individuazione dello stretto legame tra gli obiettivi e le azioni di adattamento proposte e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ha vinto il “Premio PA sostenibile, 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030” come miglior progetto nell’ambito “Ambiente, energia, capitale naturale”. Molte altre iniziative distintesi negli ultimi anni si sono focalizzate su settori specifici, come quello forestale o agricolo, con l’obiettivo di fornire soluzioni concrete da implementare per adattarsi alle nuove condizioni climatiche, come, ad esempio, strumenti e approcci per la valutazione del rischio e per il supporto alle decisioni in agricoltura, o per una pianificazione forestale innovativa ed efficace in un contesto di cambiamento (es. Life AForClimate). 

Iniziative di miglioramento a carattere locale

Sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del cambiamento climatico: l’educazione e la sensibilizzazione del pubblico sulla necessità di agire contro il cambiamento climatico, possono portare ad un maggiore impegno politico ed individuale per ridurre le emissioni di gas serra.

Integrare il tema del cambiamento climatico nei propri corsi di studio: un docente può includere il cambiamento climatico come un tema chiave nei propri corsi, facendo sì che gli studenti acquisiscano conoscenze su cause, problemi e soluzioni.

Attivarsi per la riduzione dell’impatto ambientale dell’istituzione scolastica: docenti e dirigenti possono sfruttare la propria influenza per promuovere politiche riduttive dell’impatto ambientale dell’istituzione scolastica presso cui operano, dalla riduzione dell’uso di plastica ai programmi di riciclo.

Collaborare con gli studenti: i docenti possono collaborare con gli studenti per promuovere azioni per il miglioramento del cambiamento climatico, ospitando ad esempio eventi di sensibilizzazione sul tema o attivare programmi di volontariato per la raccolta dei rifiuti.

Organizzare conferenze e workshops: si possono organizzare conferenze e workshops per creare una rete di professionisti, esperti e accademici per promuovere la ricerca e il dibattito sull’impatto del cambiamento climatico e le possibili soluzioni.

Bibliografia:

https://www.enelgreenpower.com/it/learning-hub/transizione-energetica/cambiamento-climatico-cause-conseguenze

https://climate.ec.europa.eu/climate-change/causes-climate-change_it

https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20230316STO77629/cambiamento-climatico-gas-a-effetto-serra-che-causano-il-riscaldamento-globale

https://www.reteclima.it/azioni-individuali-per-agire-sui-cambiamenti-climatici/

Spano D. et al., “G20 Climate Risk Atlas. Impacts, policy and economics in the G20”, 2021, DOI: 10.25424/cmcc/g20_climaterisk

Spano D. et al. 2020. “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia”. DOI: 10.25424/CMCC/ANALISI_DEL_RISCHIO 

#ShowYourStripes Creator Ed Hawkins, University of Reading