Impatti negativi dello smaltimento dei rifiuti

Lo smaltimento incontrollato dei rifiuti sul suolo determina una serie di effetti inquinanti sulle componenti ambientali e sulla salute pubblica, nello specifico si assiste ad un:

  • Inquinamento estetico – paesaggistico
  • Inquinamento del  sottosuolo
  • Inquinamento delle acque superficiali

Inquinamento estetico – paesaggistico

È la forma di inquinamento di più immediata percezione. Sebbene sia caratteristica di ogni tipologia di rifiuto, si manifesta nei suoi aspetti più vistosi per depositi incontrollati di RSU (Rifiuti Solidi Urbani). Tale impatto oltre ad avere riflessi immediati sulla possibilità di fruizione dell’area interessata e sul valore economico dei beni in essa insediati, comporta altresì un rischio immediato o potenziale di sviluppo di altri fenomeni di inquinamento quali: inquinamento del sottosuolo, delle acque superficiali e dell’aria.

Inquinamento del sottosuolo e delle acque superficiali

I contaminanti contenuti nei rifiuti possono infiltrarsi nel sottosuolo, direttamente (nel caso di rifiuti liquidi concentrati sversati accidentalmente o dolosamente sul terreno) o tramite dilavamento da parte delle acque piovane. Sono tipici i fenomeni di inquinamento delle falde acquifere causati dal percolato di discariche di rifiuti solidi non controllate , e da sversamenti abusivi sul terreno di solventi industriali poco assorbibili dalle formazioni geologiche del sottosuolo (solventi aromatici e solventi clorurati). La pericolosità consiste nel contaminare vaste estensioni dell’acquifero rendendolo inutilizzabile per l’uso potabile.

Mentre il fenomeno di inquinamento che interessa le acque di falda ha carattere più cronico in ragione del lento ricambio naturale delle acque, quello delle acque superficiali ha carattere più acuto.

Inquinamento dell’aria

Le cause di inquinamento dell’aria sono molteplici: 

  • emissione di composti volatili: è il caso di diverse tipologie di rifiuti industriali quali contaminati da solventi e di RSU nei quali, pur in ridotta concentrazione, sono presenti vari idrocarburi aromatici e idrocarburi clorurati, contenuti ad esempio nei gas propellenti di bombolette spray;
  • emissione di composti volatili formatisi a seguito di processi bio degradativi dei rifiuti, come i rifiuti a matrice organica e specificamente i RSU;
  • emissione di composti vari a seguito di combinazione di rifiuti tra loro incompatibili, o incompatibili con l’acqua).

Gli Inceneritori

Rispetto agli anni 60’, gli inceneritori attualmente in funzione in Italia sono diminuiti, molti sono stati chiusi poiché emettevano fumi velenosi. In quelli attualmente attivi, i rifiuti provenienti dai materiali inerti, vengono inceneriti in “forni speciali” che permettono di recuperare il calore per produrre vapore che farà funzionare una turbina, o per scopi di riscaldamento. Tali termovalorizzatori per funzionare in maniera efficiente, devono trattare i rifiuti con un elevato potere calorifico, quali la carta, il legno, la plastica,  ma non i rifiuti organici, come quelli alimentari. Questi impianti devono rispondere a precise normative che definiscono il tipo di rifiuti che possono essere conferiti negli inceneritori. Ad esempio, è vietato incenerire materiali che durante la combustione possono sprigionare esalazioni o scorie tossiche per la salute umana.  Inoltre, i fumi derivanti dalla combustione devono essere adeguatamente monitorati e filtrati secondo quanto stabilito dalla normativa vigente in materia.

In funzione della specifica tecnologia adoperata nella camera di combustione primaria, è possibile distinguere i seguenti tipi di inceneritore:

  • Inceneritore a letto fluido;
  • Inceneritore a griglie;
  • Inceneritore a focolare multi – step;
  • Inceneritore a forno rota

Gli impianti di incenerimento destano ancora oggi dubbi e preoccupazioni, poiché numerosi studi medici hanno confermato la pericolosità degli inquinanti prodotti che non sono eliminati dagli impianti di depurazione, ma raggiungono il suolo sotto forma di scorie e ceneri, liberando  nel contempo un gas ad effetto serra quale, l’anidride carbonica. 

Cos’è un termovalorizzatore?

La termovalorizzazione è un processo di smaltimento che coinvolge la combustione controllata dei rifiuti a temperature molto elevate. Durante la termovalorizzazione, il rifiuto viene bruciato in un ambiente controllato e l’energia termica prodotta viene utilizzata per generare vapore o per alimentare un impianto di produzione di energia elettrica. Questo processo permette di sfruttare l’energia contenuta nei rifiuti e di ridurne il volume da smaltire in discarica. Inoltre, la termovalorizzazione può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rispetto alla combustione non controllata o all’accumulo in discarica. In Italia sono presenti 37 termovalorizzatori, un numero di gran lunga inferiore rispetto ai 126 impianti della Francia e ai 96 della Germania, secondo una mappa di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, energia e ambiente) su dati Ispra (l’istituto per la protezione e la ricerca ambientale che fa capo al ministero della Transizione ecologica).

Bibliografia:

www.isprambiente.gov.it

www.ilsole24ore.com

https://www.lm-consulting.it/

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